Prodi e le tentazioni trasformistiche
Fare di più per l’Afghanistan
Il Congresso del PPE
All’opposizione
Verso un Governo Balneare
L’Unione Europea e la Turchia
Nel “Cuore del Mondo” ricomincia il “Grande Gioco”
La vera svolta per l’Africa
Caminante, no hay camino ....
Londra
Sulle unioni Gay
Lettera aperta sui diritti civili in Turchia ed in Bosnia
Le banlieues parigine
Centralità della famiglia e sistema fiscale.
 
Caminante, no hay camino ....
 
Gli splendidi versi di Antonio Machado
 
"Caminante, no hay camino /
el camino se hace al andar",
 
rappresentano al meglio il quadro politico italiano, oggi.
Non c’è un itinerario chiaro, lungo il quale dislocare le forze politiche, i problemi, le prospettive, le paure, le speranze.
Si naviga a vista lungo "una linea d’ombra" che non si riesce ad oltrepassare.
Nel frattempo il "Patto dei Riformisti" si è inabissato a causa del disperato bisogno di Prodi di trovare legittimazione e stabilità nelle primarie; le primarie che invece saranno usate da Bertinotti per imporre scelte programmatiche che sfasceranno il centro dell’Unione.
E il Partito Unitario, ultima speranza per superare la crisi del bipolarismo e del leaderismo, non riesce a radicarsi nella coscienza profonda del Paese, rischiando di apparire una strumentale operazione di vertice.
Intanto: il nuovo è diventato vecchio; gli interessi in lotta non riescono a trovare una sintesi; i vecchi sistemi ideologici si sono esauriti lasciando gravi ritardi e profonde lacerazioni nella società italiana; perciò le mitologie del ’68 continuano a perpetrarsi e la Sinistra, nascondendosi dietro i rigurgiti giustizialisti, continua a rinviare i conti con l’89; anche di recente questo clima ha influito sul Congresso dell’UDC e sull’Assemblea Nazionale di AN; infatti ha preso corpo l’impressione che nella CdL ci sia una sottile vocazione alla sconfitta, mescolata ad un’aspra insorgenza moralistico-giacobina.
Comunque nessuno si illuda di accelerare assetti nuovi e nuove leadership attraverso le macerie di una battaglia elettorale condotta senza unità e senza speranza nel futuro.
Sta ormai totalmente in noi moderati l’onere della prova, cioè l’esito della battaglia elettorale e del futuro del Paese.
E lo strumento resta più che mai la costruzione di un partito unitario, pluralista, popolare, nazionale.
Però bisogna essere molto nitidi nel declinare scenari ed identità del Partito dei Moderati e dei Riformatori:
 
·        L’Italia del 2001 è lontana, antropologicamente lontana; quel patto sociale, quella cultura, quel clima, non ci sono più;
·        L’ancoraggio ai valori, in netto contrasto con il laicismo ideologico, è il connotato saliente del nuovo soggetto politico;
·        Le istituzioni devono essere strumenti che liberano ed alimentano la responsabilità personale, nel segno del principio di sussidiarietà;
·        Lo sviluppo è realismo e fiducia, nuovi modelli di comportamento e miti più solidaristici e parsimoniosi; ed un nuovo patto tra le istituzioni, il lavoro, gli imprenditori, la cultura;
·        Noi crediamo nell’Europa, nell’Europa dei popoli e dello sviluppo, orgogliosa della propria identità e delle proprie radici;
·        Il nostro ancoraggio europeo è la storia, la tradizione, le battaglie attuali del PPE.
Noi lavoriamo per un Paese più unito e il nostro animus è il coraggio della speranza nel futuro.
Dunque, raddriziamo la schiena e torniamo tra la gente, con slancio vitale.