Gli splendidi versi di Antonio Machado
"Caminante, no hay camino /
el camino se hace al andar",
rappresentano al meglio il quadro politico italiano, oggi.
Non c’è un itinerario chiaro, lungo il quale dislocare le forze politiche, i problemi, le prospettive, le paure, le speranze.
Si naviga a vista lungo "una linea d’ombra" che non si riesce ad oltrepassare.
Nel frattempo il "Patto dei Riformisti" si è inabissato a causa del disperato bisogno di Prodi di trovare legittimazione e stabilità nelle primarie; le primarie che invece saranno usate da Bertinotti per imporre scelte programmatiche che sfasceranno il centro dell’Unione.
E il Partito Unitario, ultima speranza per superare la crisi del bipolarismo e del leaderismo, non riesce a radicarsi nella coscienza profonda del Paese, rischiando di apparire una strumentale operazione di vertice.
Intanto: il nuovo è diventato vecchio; gli interessi in lotta non riescono a trovare una sintesi; i vecchi sistemi ideologici si sono esauriti lasciando gravi ritardi e profonde lacerazioni nella società italiana; perciò le mitologie del ’68 continuano a perpetrarsi e la Sinistra, nascondendosi dietro i rigurgiti giustizialisti, continua a rinviare i conti con l’89; anche di recente questo clima ha influito sul Congresso dell’UDC e sull’Assemblea Nazionale di AN; infatti ha preso corpo l’impressione che nella CdL ci sia una sottile vocazione alla sconfitta, mescolata ad un’aspra insorgenza moralistico-giacobina.
Comunque nessuno si illuda di accelerare assetti nuovi e nuove leadership attraverso le macerie di una battaglia elettorale condotta senza unità e senza speranza nel futuro.
Sta ormai totalmente in noi moderati l’onere della prova, cioè l’esito della battaglia elettorale e del futuro del Paese.
E lo strumento resta più che mai la costruzione di un partito unitario, pluralista, popolare, nazionale.
Però bisogna essere molto nitidi nel declinare scenari ed identità del Partito dei Moderati e dei Riformatori:
· L’Italia del 2001 è lontana, antropologicamente lontana; quel patto sociale, quella cultura, quel clima, non ci sono più;
· L’ancoraggio ai valori, in netto contrasto con il laicismo ideologico, è il connotato saliente del nuovo soggetto politico;
· Le istituzioni devono essere strumenti che liberano ed alimentano la responsabilità personale, nel segno del principio di sussidiarietà;
· Lo sviluppo è realismo e fiducia, nuovi modelli di comportamento e miti più solidaristici e parsimoniosi; ed un nuovo patto tra le istituzioni, il lavoro, gli imprenditori, la cultura;
· Noi crediamo nell’Europa, nell’Europa dei popoli e dello sviluppo, orgogliosa della propria identità e delle proprie radici;
· Il nostro ancoraggio europeo è la storia, la tradizione, le battaglie attuali del PPE.
Noi lavoriamo per un Paese più unito e il nostro animus è il coraggio della speranza nel futuro.
Dunque, raddriziamo la schiena e torniamo tra la gente, con slancio vitale.
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