introduzione
On. Sandro Bondi
 
I - Problemi normativi, organizzativi e gestionali
On. Prof. Domenico Di Virgilio
On. Eolo Parodi
On. Donato Bruno
Sen. Carlo Vizzini
Dott. Carlo Lucchina
Prof. Alessandro Rampa
Prof. Francesco Cognetti
Dr Stefano Biasoli
Fra Mario Bonora
Prof. Giuseppe Del Barone
On. Fabio Minoli Rota
 
II - Gli aspetti finanziari del modello sanitario federalista
Sen. Giuseppe Vegas
Prof. Antonello Zangrandi
On. Avv. Fabio Gava
 
III - Principio di Sussidiarietà e valore della Solidarietà
Sen. Maria Elisabetta Alberti Casellati
On. Avv. Antonino Gazzara
On. Prof. Giuseppe Palumbo
Sen. Antonio Tomassini
Prof. Avv. Achille Chiappetti
Prof. Enrico Garaci
Prof. Walter Pasini
Dr Giuseppe Garraffo
 
Conclusioni
On. Prof. Gianstefano Frigerio
 
Dr Stefano Biasoli
 
Federalismo e Sanità: aspetti economici ed organizzativi
 
Si dice  comunemente che il S.S.N. ed i diversi S.S.R. siano squilibrati (non in equilibrio) dal punto di vista economico-finanziario ed organizzativo.
E’ proprio così? La risposta è scontata ma non è scontata la soluzione del problema.
Analizziamo alcuni aspetti:
Squilibrio Economico e Squilibrio Organizzativo .
Lo Squilibrio Economico è legato a diverse variabili (almeno 5):
  • cronico sottofinanziamento SSN  (6,3% del PIL 2005);
  • cronico aumento della spesa,  rincorsa in ritardo (3-4 anni) dai finanziamenti (da 81 miliardi di euro per il 2004 ad  88 miliardi di euro per il 2005) che tamponano – in ritardo – gli splafonamenti annuali. E’ storia recente: dal patto dell’8/8/01 all’Agosto 2004, tra Stato e Regioni si è creato un gap finanziario di almeno 16.000 miliardi delle vecchie lire, non colmato dal recente accordo.
  • Il cronico aumento delle richieste sanitarie non compresso né comprimibile da tickets parziali. L’abuso di prestazioni sanitarie improprie può essere regolamentato o solo con un ticket diffuso su tutto  (ricoveri inclusi) o con lo shock dell’indiretta, da cui andrebbero esclusi solo gli indigenti.
  • Il rifiuto della politica  (europea e nazionale) ad affrontare il "problema sanità" in modo strutturale ed organico.
  • I danni del federalismo sanitario incompleto con aggravamento delle "iniquità sanitarie".
IL FSN 2005 (88,250 miliardi di euro = 6,3% del PIL; + 8,43% rispetto al 2004) non sarà sufficiente a coprire i costi sanitari del 2005. Dal 1995 al 2005 il finanziamento è stato sempre inferiore alla spesa:
 
Euro (mld)
1995
2001
2002
2003
2004
2005
2006
Finanziamento
47.427
66.945
75.601
79.576
81.385
88.250
90.014
Spesa
48.465
70.173
78.611
81.324
89.650
91.548
?
I dati sono  tratti dalle finanziarie e dal DPEF 2005-2008.
 
In 11 anni il finanziamento è aumentato dell’86% (+ 16,9% annuo) ma la spesa è cresciuta di più (+88,8%; ovvero + 17,1% annuo). Non solo ma, come subito dopo il patto dell’8/8/01, le Regioni dicono che il FSN 2005 è sottostimato di almeno 3 miliardi di euro, legati : a) ai rinnovi contrattuali e b) + c) ad altri fattori:
 
CONTRATTO DIRIGENZA
CONTRATTO CONVENZIONATA
2002-2003
905 milioni
425 milioni
2004-2005
700 milioni
120 milioni
Totale
1605 milioni
545 milioni
 
a)      i rinnovi contrattuali (1605+545) = 2150 milioni
    di euro, il consuntivo 2004 = 910 milioni                  
Se nel 1995-1999 si potevano ipotizzare risparmi legati alla riduzione dei letti ospedalieri ed all’applicazione dei LEA, oggi l’illusione che la spesa possa essere contenuta controllando il territorio è svanita.
Certo è svanita, con "queste regole" attuali.
LA FINANZIARIA 2005 vincola
  • l’AIFA al rispetto del tetto di spesa;
  • i DG a mantenere l’equilibrio economico-finanziario delle ASL/AO/Policlinici ed IRCCS, pena la loro rimozione.
Prevede inoltre:
  • la diffida (entro il 30/04/05) di Berlusconi al Presidente della Regione in rosso a nominare un Commissario ad ACTA;
  • il blocco dei "maggiori finanziamenti 2006/2007" ed un progetto triennale di recupero.
Funzioneranno queste misure ?
No, come non hanno funzionato le regole del D.Lgs 502/92 e del D.Lgs. 229/99 (Art. 3-bis, c.7…
"in caso di grave disavanzo, la Regione risolve il contratto del DG, dichiarandone la decadenza e provvede alla sua sostituzione".
Ministro Sirchia, quanti DG sono stati sollevati dall’incarico, nel 2004, per i buchi del 2002-2003?
Ma, spesso, i DG sono capri espiatori.
→ di una Regione che non sa programmare (PSR);
→ di una Regione che non applica le regole nazionali;
→ di una Regione non sfrutta l’autonomia regionale
→ di una Regione che non ha Scelte Sanitarie Congrue;
→ di Comunità Locali  Retrive.
 
Ho parlato di REGIONI e di COMUNITA’ LOCALI ma anche il GOVERNO NAZIONALE ha le sue colpe. La Sanità non può basarsi sui LEA teorici ma deve poggiare su DATI REALI, che in Italia scarseggiano ancora.
Occorre conoscere l’IMPATTO delle SINGOLE PATOLOGIE sulla SPESA SANITARIA NAZIONALE, se si vuole realmente programmare la Sanità del 2005-2015.
Secondo THORPE (Università di Atlanta) il 4% delle malattie (15 su 370 censite) assorbe il 56% degli aumenti sanitari USA (da 313 a 628 miliardi di dollari, anni 1987-2000).
Anzi il 31% di essi è attribuibile a sole 5 malattie.
 
 
 
Aumento %
per caso trattato
Aumento della prevalenza
MALATTIE CARDIOVASC.
68.8
1.1%
MALATTIE POLMONARI
37.5
41.9
DISTURBI MENTALI
21.1
59.2
CANCRO
41.9
27.2
IPERTENSIONE
59.8
18.9
TRAUMI
169.1
-108.5 (!)
MALATTIE CEREBRO VASC.
20.8
60.3
ARTRITE
44.3
31.6
DIABETE
23.6
49.8
PATOL.COLONNA
21.7
52.6
MALATTIE DERMAT.
54.8
22.0
POLMONITE
93.8
-18.4
MALATTIE INFETTIVE
95.3
- 17.5
MALATTIE ENDOCRINE
28.8
43.4
MALATTIE RENALI
8.8
55.8
 
Ragionare per costo/caso trattato e per prevalenza consentirebbe di programmare in modo adeguato la spesa sanitaria futura.
L’aumento dei costi sanitario non è solo dovuto alle nuove tecnologie mediche ma anche ad altri elementi, più  o meno scontati:
  • l’invecchiamento;
  • la cronicizzazione delle patologie;
  • le risorse impiegate per singola patologia (costo per singolo caso);
  • le patologie emergenti.
Alcuni individui costano più di altri. Non mi chiedo se ne valga la pena, perché la salute è sacra, anche per il PIL!
Ma se è vero (come è vero) che la SPESA GLOBALE dipende dalla CONDIZIONE CLINICA, allora occorre modificare l’approccio e puntare a PREVENIRE ed a CURARE "in modo globale "le 15 tipologie più costose e con maggior prevalenza".
Questa è la visione di un economista ma anche di qualche clinico, se è vero – come è vero – che il mio sindacato, da circa 10 anni, va ripetendo (inutilmente) che il 1° dovere del SSN è quello di garantire ai cittadini la totale copertura (GRATUITA) delle malattie croniche maggiormente invalidanti,  malattie da identificarsi sulla base della loro prevalenza. Difficile da farsi? No, solo si consideri che le 15 potrebbero essere ulteriormente raggruppate:
 
 
 
 
COSTI GLOBALI ATTUALI
COSTI DELLA PREVALENZA
(USA, MILIARDI DI DOLLARI)
CARDIOVASCOLARI
ALTI
1.1%
26.228
MALATTIE CEREBROVASC.      E MENTALI
ALTI
59.7%
35.581
MALATTIE RENALI
BASSI
55.8
3.231
DIABETE
ALTI
49.8
9.626
IPERTENSIONE
ALTI
18.9 (?)
15.385
MALATTIE ENDOCRINE
BASSI ?
43.4
5.029
PATOL.OSEE
MEDI
52.6
9.486
MALATTIE POLM.
ALTI
41.9
24.792
CANCRO
ALTI
27.4
17.734
 
3. 4. 5. 6 . potrebbero essere raggruppate (33.271/628,000 miliardi di dollari = 5,29% del totale).
 
In definitiva il S.S.N. dovrebbe finanziare le funzioni  (patologie) e non il numero degli abitanti (sani e malati). Si dovrebbe, cioè, ragionare per patologie (e costo della patologia) e non per quota capitaria, più o meno "corretta". E ciò, in tutte le strutture sanitarie: ASL, AULSS, IRCCS che siano. La singola Regione dovrebbe finanziare, struttura per struttura, le singole patologie.
Come? Dividendo (ad esempio) il 100% del finanziamento in una quota prioritaria (70%) da destinare alle patologie croniche realmente prevalenti ed in una quota accessoria (30%) per ulteriori prestazioni, da definire regionalmente  e relative alle minori criticità e/o all’acuzie ovvero all’organizzazione generale.
In una ipotetica "griglia" di distribuzione delle risorse si potrebbe attribuire ai 9 gruppi sopra identificati un valore iniziale pari al 55% delle risorse (6,11Í 9 = 55) destinando il residuo 15% alle oltre 360 patologie minori censite (negli USA).
Il sistema andrebbe poi adattato modificando la spesa storica in base alle prevalenze "più elevate", in modo da coprire il costo economico delle patologie emergenti :
  • cerebrovascolari e mentali (incidenza = 59.7%),
  • malattie renali (55.8%),
  • patologie ossee (52.6%),
  • diabete (49.8%),
  • malattie endocrine (43.4%).
In questo modo, si farebbe chiarezza. Evitando di destinare ulteriori, inutili, risorse a settori con stabilità di spesa o con riduzione della spesa (malattie infettive, traumi (sic!); malattie dermatologiche, etc.).
Il PROGETTO, insomma, si basa su una FINALIZZAZIONE della SPESA, articolata sul valore storico e sul suo adeguamento prospettico, legato alla prevalenza.
CONCLUDENDO
Se si vuole evitare che la spesa sanitaria, in 10 anni, raggiunga il 13,5% del PIL (come è successo negli USA: 15% del PIL nel 2000 versus 10% del PIL 10-12 anni prima), occorre che la politica decida di cambiare l’impostazione della tipologia della spesa.
Fonti autorevoli (Economist, Luglio 2004) testimoniamo che il controllo della spesa (qualunque sia il metodo usato) è destinato a fallire: "Ogni successo iniziale è stato alla fine vanificato dal permanere di sprechi nel sistema".
Le esperienze francesi (1990), canadesi, svedesi ed inglesi testimoniano la verità dell’assunto. Per non parlare di quella statunitense (1983) basata sui DRG. Che hanno funzionato per un po’: finché "gli ospedali" non hanno capito come "taroccare" i DRG. E così, negli USA, dal 1990 al 2000 la spesa sanitaria è cresciuta più del PIL.
E, negli USA, i DRG serviranno per il finanziamento del sistema mentre, nelle AULSS italiane, servono solo come "finanziamento virtuale" e come "controllo reale". Comunque, controllo inefficace.
Si può continuare così?.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


[1] Presidente Nazionale CIMO-ASMD