Entro subito nella questione principale che tanto per cambiare è quella dei soldi.
Allora sui soldi è chiaro che i bisogni sono potenzialmente infiniti, come i bisogni di ciascuno, tanto più in un settore dove si misura il miglioramento della qualità della vita con un allungamento dell’età, con cure più sofisticate il risultato complessivo è l’allungamento della vita media, quindi è chiaro che l’allungamento della vita media costa di più che non morire giovani, e questo è un bene.
Quindi i bisogni in materia sanitaria e quindi da un punto di vista finanziario sono potenzialmente infiniti. Detto questo, però, bisogna fare una piccola analisi di quello che è successo negli ultimi anni. Perché non dimentichiamoci che la sanità è materia regionalizzata, il finanziamento è assicurato dallo stato e questo meccanismo di finanziamento è oggetto di un accordo che c’è stato nel 2000 e poi successivamente nel 2001 tra lo stato e le regioni per cercare di fissare certi target di spesa sanitaria compatibili con il livello del benessere esistente nel paese e con la domanda di sanità.
Allora valutiamo un poco la differenza di questi due accordi. Secondo l’accordo del 2000 fatto dal precedente governo, il livello di finanziamento pubblico, cioè a carico dello stato della spesa sanitaria, sarebbe nel 2004, ossia nell’anno corrente, inferiore di otto miliardi e cinquecento milioni di euro, cioè circa 17.000 dei vecchi miliardi di lire, dico 17.000, quindi siamo ad un livello molto notevole rispetto a quello che effettivamente viene erogato nel 2004 dall’attuale governo. Quindi abbiamo un incremento in tre anni dell’11% della spesa sanitaria finanziata direttamente a carico dello stato. Il che si potrà dire è insufficiente, però, rispetto alle condizioni economiche generali di questo periodo mi sembra uno sforzo notevole. Ma non basta, perché se guardiamo al 2005, l’anno prossimo, la applicazione della cosiddetta regola del 2% che presiede alla redazione del complesso del bilancio dello stato per l’anno prossimo, viene applicata si al fondo sanitario ma con una piccola eccezione: cioè mentre per tutte le altre spese la regola del 2% si applica come aumento percentuale rispetto a quello che era stanziato nel bilancio dello stato nel 2004, prendiamo la spesa per acquisti beni e servizi vengono stanziati 100 euro nel 2004, nel 2005 sono 102 euro.
Per la sanità non si guarda allo stanziamento del bilancio dello stato ma si guarda alla spesa effettiva, e quindi il risultato è notevolissimo perché anziché passare dagli ottantunomila miliardi più il 2%, per il 2005 si assicura alle regioni il fabbisogno effettivo pari a circa ottantotto miliardi e duecento milioni. Questo vuol dire un aumento di circa 6 miliardi e mezzo, cioè tradotto in italiano 13.000 dei vecchi miliardi in un solo anno che non è da poco, quindi se consideriamo questo aspetto, il governo su terreni più sensibili come la sanità, anche per le pensioni per altri versi, ha mantenuto un impegno che va molto al di là rispetto agli obiettivi di finanza pubblica che valgono per tutto il resto.
Quindi se noi facciamo un conto dei 17.000 miliardi in più rispetto a quello che sarebbe stato finanziato con il patto vecchio, i 13.000 miliardi in più di questa variazione arriviamo a 30.000 miliardi in più che non mi sembra siano una differenza banale.
Detto questo sicuramente i bisogni potranno essere superiori ma la differenza in monetario è notevole, tanto è vero che noi siamo passati dalla fine degli anni del ‘900 ad un rapporto tra la spesa sanitaria e il prodotto interno lordo nell’ordine del 5,3% a un rapporto, per il 2005, che sarà del 6,3%. Cioè gradualmente arriviamo allo stesso livello di spesa dei paesi europei e per certi aspetti li superiamo, se consideriamo anche la spesa privata, siamo esattamente nella media degli altri paesi europei.
Questo significa un lavoro molto serio, molto importante, date anche le difficoltà economiche che esistono e livelli di finanziamenti tali che possono far fronte a tutte le necessità. Intendo per necessità non solo le questioni di spesa vera e propria, che riguardano le prestazioni e le cure che vengono effettuate, ma anche il più adeguato trattamento del personale, perché sicuramente con un aumento della spesa di 6 miliardi e mezzo rispetto all’anno scorso, trovano spazio sia i rinnovi dei contratti dei medici dipendenti sia quelli dei vecchi medici di famiglia, per i quali è in corso una trattativa ma credo che nell’ambito degli stanziamenti, tra virgolette, abbondanti in questo periodo storico, vi possa essere adeguata fonte per i finanziamenti di tutti.
Certo se mi dite che tutto è soddisfacente non è così perché anche le regioni, io credo, che con una crescita del finanziamento di questo genere non ci sia bisogno di far ricorso a nuove imposizioni fiscali, perché prima di far ricorso a nuove imposizioni fiscali bisogna fare qualche azione di correzione della spesa, poiché è indubbio sotto gli occhi di tutti che esistono degli sprechi nella spesa sanitaria che possono essere corretti, e penso che con la maggiore diffusione della tessera sanitaria, molti canali di spreco potranno essere modificati e cancellati.
Laddove è stata introdotta sperimentalmente, nella regione Abruzzo, su circa un milione e centomila iscritti e quindi titolari di questa tessera sanitaria, si sono riscontrate discrepanze, si dice in termine tecnico, ma in sostanza vuol dire dati falsi, per un ordine di circa il 20% e tra questi c’erano un certo numero di morti ai quali continuavano ad essere attribuite medicine, prestazioni del servizio sanitario magari dal medico di famiglia.
Voglio dire con questo che sicuramente è un paradosso, sarà un caso limite però bisognerebbe estenderlo in tutte le altre regioni italiane probabilmente, noi otterremmo risparmi cospicui che ci consentirebbero di far fronte anche a nuove cure più costose e agli adeguamenti del servizio.
Ovviamente la regionalizzazione del servizio sanitario, pur essendo un principio assolutamente condivisibile perché responsabilizza di più i gestori diretti della sanità, qualche inconveniente ce l’ha, perché come in tutte le famiglie c’è il figlio bravo ed il figlio un po’ più birichino, anche le regioni non tutte si sono adeguatamente preparate per gestire un servizio così delicato.
Non a caso alcune regioni riescono a gestirlo meglio, non a caso alcune regioni invece presentano alcuni elementi di sofferenza molto notevoli. Per questo era stato escogitato un meccanismo sostanzialmente di premi e sanzioni che in qualche modo costringeva tutte le regioni ad adeguarsi a questi obiettivi.
E’ ovvio che questo obiettivo però da una parte va rafforzato perché nel momento in cui aumento la spesa, quindi chiedo più tasse ai cittadini per pagare una migliore sanità, però devo aver la certezza che fino ad ogni centesimo di queste tasse deve essere speso bene, quindi devo rafforzare i meccanismi di controllo della spesa sanitaria e dall’altro però, devo anche introdurre, appunto perché do più soldi, dei meccanismi di valutazione della qualità e della quantità. Perché poco senso avrebbe aver introdotto, cosa che ha fatto questo governo e non era stato fatto precedentemente i LEA, cioè i livelli essenziali di assistenza, dire ad ogni cittadino di quali prestazioni ha bisogno quando poi il livello della prestazione è scadente oppure è negato, perché non dimentichiamoci che ci sono casi di regioni in cui certi tipi di prestazioni vengono erogate male, erogate in modo sommario o carente, e regioni nelle quali le prestazioni non vengono erogate ci sono delle liste d’attesa che magari vengono tenute a bagnomaria oppure vengono sospese, vengono cancellate e sostanzialmente quando si arriva a fine anno, anziché erogare la prestazione si fa un po’ come accade in Canada, così facciamo un esempio che non ci riguarda direttamente, la prestazione viene rinviata all’anno successivo e nel frattempo se invece questa prestazione era per caso urgente cosa succede al paziente non lo sappiamo.
Quindi la linea di tendenza verso la quale andiamo è tenere conto del livello effettivo della necessità finanziaria della spesa per dare ai nostri cittadini una spesa sanitaria adeguata, facendo uno sforzo in più rispetto alle altre finalità della spesa pubblica, però ovviamente questo tentativo non significa regalare dei soldi perché ogni centesimo va chiesto ai contribuenti, significa contemporaneamente fare un’azione di recupero degli sprechi che tuttavia esistono e sono ingenti e anche di miglioramento del servizio.
Io credo che sia un’equazione compatibile, sia un obiettivo compatibile perché con questi livelli di spesa nessuno abbia titolo a lamentarsi ma ognuno sia chiamato ad un livello di responsabilità più adeguata e in sostanza a fare al meglio il proprio lavoro.
E’ un meccanismo che consentirà di andare, come dicono i giocatori, a vedere nelle prossime elezioni amministrative, nelle prossime elezioni regionali perché la sanità sicuramente costituisce una delle componenti essenziali della spesa regionale e quindi è un metro sulla base del quale i cittadini giudicano i propri amministratori.
[1] Senatore - Sottosegretario al Ministero dell"Economia e delle Finanze
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