introduzione
On. Sandro Bondi
 
I - Problemi normativi, organizzativi e gestionali
On. Prof. Domenico Di Virgilio
On. Eolo Parodi
On. Donato Bruno
Sen. Carlo Vizzini
Dott. Carlo Lucchina
Prof. Alessandro Rampa
Prof. Francesco Cognetti
Dr Stefano Biasoli
Fra Mario Bonora
Prof. Giuseppe Del Barone
On. Fabio Minoli Rota
 
II - Gli aspetti finanziari del modello sanitario federalista
Sen. Giuseppe Vegas
Prof. Antonello Zangrandi
On. Avv. Fabio Gava
 
III - Principio di Sussidiarietà e valore della Solidarietà
Sen. Maria Elisabetta Alberti Casellati
On. Avv. Antonino Gazzara
On. Prof. Giuseppe Palumbo
Sen. Antonio Tomassini
Prof. Avv. Achille Chiappetti
Prof. Enrico Garaci
Prof. Walter Pasini
Dr Giuseppe Garraffo
 
Conclusioni
On. Prof. Gianstefano Frigerio
 
Prof. Walter Pasini
 
In un programma nazionale ed internazionale di promozione della salute molto può essere fatto a livello regionale e locale. In questo mio intervento, voglio soffermarmi su tre aspetti:
  • la promozione della salute cardiovascolare attraverso la creazione di un network di comuni che intendano assumere iniziative nell’ambito della prevenzione cardiovascolare,
  • la solidarietà e collaborazione tra giovani ed anziani,
  • la politica del verde nelle città.
   
1. La Prevenzione Cardiovascolare e  "Le Città del Cuore"
Ogni anno nel mondo 3,8 milioni di uomini e 3.4 milioni di donne muoiono per infarto del miocardio. Dal 1990, la coronaropatia è la prima causa di morte a livello mondiale. La mortalità per tale causa tende a crescere ed a interessare non solo i paesi occidentali, ma anche quelli in via di sviluppo. Si tratta dunque di una vera e propria pandemia che non conosce frontiere.
Tale drammatico aumento è dovuto alla maggior longevità della popolazione, all’urbanizzazione e a scorretti stili di vita.
L’infarto del miocardio non causa solo mortalità, ma anche disabilità. Esso è infatti ai primissimi posti tra le cause degli "anni di vita perduti" (Disability-adjusted life years o DALYs) a causa delle conseguenze di tale patologia sulla qualità della vita residua.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità più del 50% delle morti e delle disabilità causate dalle malattie cardiache e dalle cerebropatie vascolari potrebbero essere salvate attraverso la combinazione di uno sforzo individuale e da politiche nazionali che riducano i principali fattori di rischio come l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, l’obesità e il consumo di tabacco.
La maggior parte dei benefici ottenibili attraverso questo impegno su scala mondiale sarebbe riscontrabile nell’arco di soli 5 anni.
Se, al contrario, nessuna azione fosse intrapresa per la prevenzione delle malattie cardiovascolari,  l’OMS stima che entro il 2020 esse causeranno il 25% di tutti gli anni di vita in salute perduti (DALYs) a livello mondiale.
Occorre pertanto intervenire sui Fattori di Rischio la cui influenza sulla mortalità e morbilità per malattia cardiovascolare è certa, fuori da ogni dubbio.
In Italia le malattie cardio-vascolari costituiscono la principale causa di morte, di malattia e di invalidità. Nel 1998 sono stati denunciati 566.484 decessi per malattia ischemica cardiaca e 70.429 per malattie cerebro-vascoalri. Analogamente ad altri paesi occidentali, intorno alla metà degli anni ’70 si aveva avuto un picco dopo del quale si era registrato un decremento lento, ma graduale tutt’ora in corso. Le differenze abbastanza evidenti tra nord e centro-sud ora si sono attenuate. Non è stata ancora data una spiegazione di tale decremento di incidenza e prevalenza, quale sia stato il fattore di rischio su cui gli stili di vita abbiano inciso e quali sia stato la disponibilità e l’uso di farmaci come ad esempio le statine.
Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di mortalità, morbilità ed invalidità anche nei paesi in via di sviluppo dove  stanno assumendo un’importanza crescente. Parallelamente al lieve, ma costante decremento nei paesi occidentali, si verifica un drammatico incremento nei paesi asiatici, come la Cina, l’India, l’Indonesia, nei paesi sudamericani come il Brasile, la Colombia e in molte altre regioni del mondo caratterizzate in precedenza dal solo grande impatto delle malattie infettive e parassitarie.
Avendo ormai assunto una dimensione "pandemica", gli  interventi volti alla prevenzione e controllo delle malattie cardiovascolari devono pertanto avere una strategia globale e l’OMS deve assumere a tal riguardo una funzione di leadership mondiale mettendo così a disposizione dei governi la sua esperienza in materia di prevenzione delle malattie.  L’OMS sta cercando di coordinare gli sforzi per raccogliere l’esperienza dei paesi occidentali e per coinvolgere 10 grandi paesi in via di sviluppo in una alleanza volta alla prevenzione e controllo di questa patologia.
Gli interventi volti a contrastare le malattie cardiovascolari sono dunque di carattere:
-          sopranazionale (come appunto quella dell’OMS)
-          nazionale (dei singoli governi)
-          locale (come quelli che possono adottare per esempio i comuni)
-          individuale (come quelli intrapresi dalla singola persona per modificare lo stile di vita).
I governi possono intervenire a livello legislativo, come fatto brillantemente dal governo Berlusconi, in materia di legge anti-fumo o come potrebbe fare collaborando con le aziende alimentari concordando modificazioni nella composizione di certi alimenti o concordando la riduzione di certi prodotti ipercalorici come ad esempio le cosiddette "merendine" dei nostri ragazzi.
Ma molto può essere fatto a livello delle singole regioni e molto potrebbero fare anche le amministrazioni locali, i sindaci, le giunte comunali che hanno la responsabilità del territorio in materia di promozione della salute cardiovascolare. Non ci deve aspettare dalle ASL, la cui funzione è prevalentemente l’erogazione dei servizi sanitari, ospedalieri in primo luogo, l’esercizio della "sanità" e non quindi la promozione della salute.
A questo proposito e con l’obiettivo di stimolare appunto il coinvolgimento dei comuni italiani ed europei ho dato vita recentemente all’associazione - Europa Del Cuore- Associazione Europea Delle Città Del Cuore.
L’Associazione   intende riunire i comuni italiani che intendano educare la popolazione sull’importanza della prevenzione e promuovere la salute cardiovascolare dei loro cittadini attraverso azioni ed interventi volti a favorire stili di vita sani ed a contrastare fattori di rischio quali l’ipertensione, il diabete, l’obesità, l’ipercolesterolemia, il consumo di tabacco, la sedentarietà e lo stress psico-fisico.
L’associazione "Europa del Cuore" intende mettere in pratica a livello locale le conoscenze medico-scientifiche acquisite affinché i cittadini possano - indipendentemente da sesso, razza, reddito e grado di cultura - avere l’opportunità di conoscere i fattori di rischio cardiovascolari ed adottare strategie comportamentali volte ad evitarle e di conoscere altresì i segni ed i sintomi dell’infarto miocardico e dell’ictus al fine di chiamare il più rapidamente possibile il servizio di emergenza e ricorrere nel più breve tempo possibile alle cure di un ospedale attrezzato.
L’associazione intende perseguire l’obiettivo della riduzione delle malattie cardiovascolari nel proprio territorio attraverso azioni quali il censimento sanitario della mortalità e mortalità per infarto ed ictus, lo studio dei fattori di rischio specifici di quel territorio, attraverso campagne di educazione sanitaria nelle scuole e presso i luoghi di lavoro, la realizzazione di parchi dove consentire l’espletamento di attività fisica e sportiva, la distribuzione di defibrillatori nei luoghi affollati, l’assistenza domiciliare agli scompensati ed agli anziani, l’educazione di soccorritori esperti nella rianimazione respiratoria e cardiaca ed altre iniziative volte a promuovere la salute del cuore e del cervello ed a prevenire le malattie cerebrocardiovascolari.
L’associazione si prefigge lo scopo di promuovere la salute cardiovascolare in Italia al fine di ridurre l’incidenza delle malattie del cuore, del cervello e dei vasi, riducendo l’incidenza di malattia per cardiopatia ischemica e malattia cerebro-vascolare nel territorio dei singoli comuni che aderiranno all’associazione.
Sarà compito delle singole amministrazioni che aderiranno all’associazione trovare in ambito locale la collaborazione delle aziende del territorio affinché sul luogo di lavoro sia possibile realizzare interventi efficaci, ricercare la collaborazione dei medici di medicina generale e degli insegnanti delle scuole e delle università e trovare il maggior numero di partners da associare al progetto.
Grande importanza in un piano di prevenzione delle malattie cardiovascolari dovranno avere anche i medici di medicina generale. L’identificazione delle persone a rischio elevato di infarto del miocardio è uno degli obiettivi principali della prevenzione primaria individuale e costituisce la premessa necessaria per l’attivazione di azioni finalizzate alla riduzione dei fattori di rischio modificabili, al cambiamento degli stili di vita e all’intervento farmacologico quando necessario. I medici di base dunque potranno rendersi protagonisti nella compilazione della Carta del rischio messa a punto dall’ISS o nel compilare la CARDIOCARD da noi messa a punto per  promuovere la salute del cuore dei nostri connazionali, basandoci sulla precedente esperienza del Passaporto sanitario e di altre iniziative simili da noi sviluppate negli anni passati.
 
2. La Solidarietà Intergenerazionale
Le Regioni, le Province ed i Comuni possono assumere molto importanti anche nel campo della salute della popolazione anziana e di quella degli adolescenti.
Nel 1995, l’OMS lanciò il programma "Invecchiamento e salute" dove sottolineava il concetto che l’invecchiamento faceva parte  del ciclo della vita: noi tutti invecchiamo e la maniera migliore per assicurare una buona salute alle future coorti di anziani è prevenire le malattie e promuovere la salute nel corso della vita. Allo stesso tempo,  la salute degli anziani non può essere concepita se non tenendo presente il loro vissuto precedente.
L’obiettivo dell’OMS era quello di elaborare politiche che permettessero di assicurare la migliore qualità di vita possibile per il maggior numero possibile di persone. Per raggiungere questo obiettivo l’OMS deve attingere ai progressi della gerontologia, della geriatria sul piano della ricerca e della formazione.
Il programma dell’OMS sottolineava l’importanza dei seguenti principi:
    • adottare approcci basati sulla comunità locale
    • rispettare i contesti e le influenze culturali
    • riconoscere l’importanza delle differenze tra i sessi
    • rinsaldare i legami fra le generazioni
    • rispettare e comprendere le questioni etiche relative alla salute ed al benessere durante la vecchiaia.
La Giornata mondiale del 7 aprile del 1999 fu dedicata al tema "Restiamo attivi per invecchiare bene". Il concetto che si voleva diffondere era che la salute e la qualità della vita nel corso dell’esistenza rinforzano la capacità delle persone a realizzarsi, costruire una comunità in cui le differenti generazioni vivano in armonia. 
Come si è detto, una delle raccomandazioni indicate dall’OMS è la collaborazione tra le generazioni. Nell’ambito del Convegno svoltosi a San Marino nel marzo 2004 organizzato dal Centro Collaboratore OMS per la Medicina del Turismo e dal Global Health Center di San Marino, che ha visto la partecipazione di esperti della CDC di Atlanta, della Presidente della Società Mondiale di Gerontologia Gloria Gutman e di numerose università Europee, è stato discusso a fondo l’approccio metodologico della collaborazione intergenerazionale ed è stata lanciata l’idea di creare una Fondazione ed un Centro che sviluppi  in varie forme la collaborazione tra la generazione dell’esperienza ( III e IV età) e quella dell’energia ( adolescenti e giovani).
L’intergenerazione è un approccio metodologico che coinvolge tutte le età della vita.
L’uomo è per natura alla ricerca di un autonomia che gli garantisca un tetto sotto il quale vivere e i mezzi per nutrire se stesso e la sua famiglia .
Il giovane prima di trovare un lavoro stabile, non è autonomo e vive grazie all’aiuto della famiglia e della società. L’anziano dopo avere conosciuto l’autonomia nell’età media di lavoro, vede diminuire le sue risorse sia economiche che fisiche. Il giovane manca di esperienza e il contatto con persone più anziane può aiutarlo e farlo crescere; analogamente, la frequentazione non episodica dei giovani stimola ed arricchisce  l’anziano stesso,  alla ricerca di uno "status" che non sia quello di semplice consumatore che la società contemporanea gli riserva attualmente.
La vulnerabilità è una caratteristica comune alle due classi di età; giovani e anziani soffrono di paure, incubi, violenze verbali, fisiche, sevizie e maltrattamenti, arroganze, soprusi, specie nelle zone di forte concentrazione urbana, carenti di spazi verdi e di strutture socio culturali.
La vulnerabilità menzionata qui sopra deriva anche dal fatto che sia i giovani che gli anziani sono già da molti anni orfani della famiglia, che,  salvo eccezione, non è più patriarcale, ma cellulare, cioè ridotta alla minima composizione a causa della mobilità dei suoi membri per ragioni professionali e d’impiego o matrimoniali.
L’intergenerazionale deve aiutare i cittadini a fare delle scelte ragionevoli, efficaci nell’interesse delle generazioni considerate, ma non deve dettare delle soluzioni perché razionali, in ogni caso bisogna rispettare la sfera della scelta individuale e concedere ai giovani il diritto all’errore.
L’intergenerazione è una cooperazione libera, cosciente ed equa tra i cittadini di uno stato democratico appartenenti a classi d’età definiti.
La collaborazione intergenerazionale è una componente fondamentale della pace e della giustizia e un metodo democratico volto a prevenire e risolvere certi conflitti sociali.  Esso serve a prevenire e pacificare i conflitti intergenerazionali evitando decisioni irreversibili o sanzioni giudiziarie, attraverso il ricorso a forme efficaci di concertazione e di mediazione sociale con lo scopo di ottenere poi un consenso più ampio, mettendo a confronto i punti divergenti, ma che possono divenire convergenti.
L’intergenerazione può contribuire a promuovere uno stato sociale ai giovani e alla persone della terza e quarta età in una società di produzione e di consumo, ricercando altre forme di lavoro o di attività professionale che non siano fondate esclusivamente sulla produttività ed il profitto.
3. La Qualità dell’ambiente Urbano ed il Verde Pubblico
Le amministrazioni locali, hanno ampie possibilità per garantire la qualità del verde pubblico nelle città.  Una pianificazione coerente e a lungo termine degli spazi pubblici permetterà alla collettività di offrire ai suoi abitanti un ambiente attraente e di qualità. Ecco un elenco dei possibili interventi:
 
- Fissare degli obiettivi di pianificazione
La pianificazione degli spazi pubblici di una città deve poter appoggiarsi sui seguenti obiettivi.
  • Frenare l''estensione incontrollata delle superficie costruite e preservare il potenziale di spazi naturali.
  • Costruire intorno alla città una "cinta verde" appoggiandosi agli spazi naturali che la circondano.
  • Creare all''interno di queste reti verde e blu varie attrezzature ricreative suscettibili di rispondere alle esigenze di fasce di pubblico diverse: attrezzature sportive, per il tempo libero e il relax.
  • Pianificare a lungo termine la sistemazione e il finanziamento degli spazi pubblici in modo che il carico finanziario venga distribuito nel tempo.
- Riciclare gli spazi urbani degradati
L''elaborazione di piani di riabilitazione di quartieri rappresenta un''opportunità di rivalorizzare i luoghi pubblici, riconvertendo ad esempio alcuni spazi lasciati in abbandono. Tuttavia, converrebbe stabilire prima di tutto una cronistoria delle utilizzazioni precedenti di questi siti, per eliminare ogni rischio di pericolo dovuto ad una contaminazione precedente. Le autorità devono essere particolarmente attente al riguardo, nel caso di creazione di aree di giochi  per bambini.
Gli spazi da riciclare sono numerosi:
-          strade ferrate in disuso, antiche infrastrutture stradali o portuali,
-          antiche caserme e altri stabilimenti pubblici,
-          siti industriali,
-          spazi intorno a serbatoi d''acqua o canali,
-          terreni costruiti sul mare, sui laghi o sui fiumi
 
- Rispondere alle aspettative di un pubblico eterogeneo
Ogni spazio pubblico dovrebbe poter rispondere ad una gamma molto varia di esigenze:
  • tranquillità
  • giochi di bambini, tempo libero per gli adulti: bocce, bagni, ecc.
  • giochi e attività sportive
  • transito di pedoni e biciclette su piste in zone pulite,
  • attività culturali: è possibile adibire spazi liberi all''espressione pitturale
- Tutelare la sicurezza dei cittadini
La sicurezza è innanzitutto compito della polizia, ma le scelte di organizzazione giocano pure un ruolo importante. Un luogo scarsamente illuminato favorisce la libertà d''azione degli eventuali aggressori e provoca un''impressione di malessere e d''insicurezza negli utenti. I lampioni distrutti o fuori uso devono essere sostituiti o riparati al più presto.
La situazione geografica dei luoghi pubblici gioca un ruolo importante: la prossimità di abitazioni, o di un luogo animato o rassicurante (caffè, cinema, commissariato di polizia!) è solitamente la garanzia di maggiore sicurezza. La presenza di personale comunale è pure un fattore di sicurezza da non trascurare: anche se non può fermare un aggressore determinato, il guardiano del parco avrà un effetto dissuasivo sulla piccola delinquenza e sui comportamenti aggressivi o violenti.
- Assicurare una costante manutenzione
Assicurare una buona manutenzione degli spazi pubblici necessita di una pianificazione d''interventi sull''intera città, a lungo e breve termine. Un programma di manutenzione dovrebbe prevedere i seguenti punti:
  • manutenzione preventiva: protezione contro la corrosione (inquinamento e agenti naturali) e le intemperie, vernici, riparazioni e sostituzione degli elementi difettosi, protezione fitosanitaria, potatura, annaffiatura;
  • pulizia: pulizia e raccolta dei rifiuti (rete viaria, piazze, parcheggi, parchi, spiagge), raccolta del fogliame e dei residui di potatura);
  • sorveglianza e sicurezza: nei parchi, sulle spiagge e nei parcheggi: attrezzature d''allarme, illuminazione, pronto soccorso sulle spiagge;
  • economie progressive d''acqua e d''energia: uso di energie alternative (solare o eolica), volume e provenienza dell''acqua (possibilità di riutilizzazione, utilizzazione di falde acquifere di qualità minore), annaffiatura automatica e centralizzata (risparmio d''acqua);
  • revisione del regolamento d''utilizzo degli spazi: un''attenzione particolare dovrà essere prestata per gli animali domestici che possono rappresentare un pericolo e trasmettere parassiti, in particolare ai bambini (più del 30% degli animali domestici sono portatori).
- Favorire la partecipazione dei cittadini
La partecipazione degli abitanti alla progettazione e alla gestione del loro ambiente può essere un eccellente investimento per la collettività, così come un mezzo di reinserimento per alcuni individui emarginati. Per sviluppare tale partecipazione, sono da prendere in considerazione diverse possibilità:
a) Azione preventiva, sensibilizzazione ed educazione:
  • informazione sull''ambiente e la salute,
  • educazione civica,
  • attività di tempo libero all''aperto,
  • animazione culturale: musica e teatro negli spazi pubblici
  • scoperta della diversità sociale e etnica della città con la partecipazione ad attività collettive.
b) Partecipazione attiva:
  • partecipazione di associazioni e di cittadini alla progettazione di spazi pubblici di quartiere,
  • partecipazione volontaria alla manutenzione dei luoghi pubblici,
  • cogestione di attrezzature di quartiere da parte degli abitanti.
Per favorire la collaborazione tra amministratori di città termali e di città che intendano promuovere la qualità estetica del vivere dell’ambiente naturale e del verde urbano è necessario dar vita ad un network di Città verdi  e Città blu d’Europa.  Le città che aderiranno a questa rete si impegneranno a seguire protocolli di sviluppo del verde urbano e di sviluppo della qualità delle loro acque: termali, marine, fluviali e della rete idrica. Questa rete di città dovrebbe fare riferimento ad un Comitato scientifico di grandi esperti internazionali che fungeranno da collegio di consulenza per promuovere la qualità della stazione termale, marina o climatica.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


[1] Responsabile Dipartimento Politiche Sanitarie Internazionali e Promozione della Salute