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| On. Eolo Parodi |
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Le tabelle che seguono sono il risultato di un’accurata elaborazione dei dati reperiti in materia di sanità dalle seguenti fonti:
- Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, 2003
- Ministero della Salute
- Forum per la Ricerca Biomedica-Censis
- Rapporto sulla Situazione Economica del Paese 2003 del Ministero dell’Economia e delle Finanze
I dati sono stati selezionati e ordinati al fine di fornire informazioni sufficientemente esaustive sull’evoluzione del Federalismo sanitario, ovvero:
- Le opinioni degli italiani sul Federalismo in Sanità (con sintesi Ansa del 12/10/04 e con tabelle opportunamente elaborate del rapporto del Forum per la Ricerca Biomedica - Censis del 12/10/04)
- Dati strutturali sulla sanità
Le opinioni degli italiani sul Federalismo in Sanità
Da un’indagine del Forum per la ricerca biomedica ed il Censis emerge tra gli italiani un’area di estraneità al tema del Federalismo in Sanità, probabilmente a causa dell’inattesa capacità dell’argomento di rievocare le aspettative dei cittadini rispetto al bene salute. Ciononostante va rilevato che il 49,1% esprime una valutazione positiva sull’attuale articolazione dei poteri tra Stato e Regioni in Sanità e il 27,4% una valutazione negativa, mentre il 22,3% non sa esprimere valutazioni (tab. c). Circa la capacità delle Regioni di fronteggiare la competenza esclusiva in Sanità, gli italiani appaiono perplessi, visto che è il 22,4% a ritenerle ancora non pronte, con il 29,4% nel sud-isole ed il 26,4% tra i laureati. In particolare preoccupa la capacità delle Regioni di autofinanziare la Sanità ed il 54,1% dei cittadini ritiene che esse debbano essere supportate da un meccanismo di ridistribuzione finanziaria dello Stato. Incrociando i dati sulla adeguatezza dei servizi sanitari con quelli di valutazione sul nuovo ordinamento Stato-Regioni e sull’attribuzione alle Regioni di maggiori responsabilità sulla Sanità, emerge come le differenze territoriali di opinione sul federalismo rinviano ad una dimensione molto concreta: quella della qualità percepita dei servizi (tab.d). Infatti, laddove la Sanità genera utenti mediamente più soddisfatti, la propensione favorevole alla regionalizzazione delle competenze è più alta.
Tab. c – Opinioni dei cittadini sul nuovo ordinamento tra Stato e Regioni in materia di sanità, per area geografica (val.%)
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Sul versante dei rapporti tra Stato e Regioni, il nuovo ordinamento in materia di Sanità è: |
Nord-Ovest |
Nord-Est |
Centro |
Sud e isole |
Totale |
|
Un fatto positivo |
61,1 |
56,8 |
49,2 |
36,2 |
49,1 |
|
Perché:
Le Regioni sono più attrezzate |
48,1 |
39,0 |
22,5 |
18,1 |
30,8 |
|
Lo Stato mantiene una funzione importante |
13,0 |
17,8 |
26,7 |
18,1 |
18,3 |
|
Un fatto negativo |
24,4 |
21,5 |
28,9 |
31,9 |
27,4 |
|
Perché:
Le Regioni non sono pronte |
19,8 |
13,0 |
21,9 |
29,4 |
22,4 |
|
Lo Stato mantiene un potere eccessivo |
4,6 |
8,6 |
7,0 |
2,5 |
5,0 |
|
Altro |
- |
1,6 |
1,6 |
1,7 |
1,2 |
|
Non so |
14,5 |
20,0 |
20,3 |
30,2 |
22,3 |
|
Totale |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
Elaborazione sui dati indagine FBM-Censis, 2003.
Tab. d - Opinioni dei cittadini sulla responsabilizzazione finanziaria delle Regioni, per area geografica (val.%)
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In materia sanitaria le Regioni dovrebbero essere: |
Nord-
Ovest |
Nord
Est |
Centro |
Sud e
Isole |
Totale |
|
Supportate dalla ridistribuzione finanziaria dello Stato |
50,0 |
60,5 |
44,9 |
58,6 |
54,1 |
|
Autosufficienti dal punto di vista finanziario |
39,7 |
34,1 |
24,1 |
22,2 |
29,4 |
|
Non so |
10,3 |
5,4 |
31,0 |
19,2 |
16,5 |
|
Totale |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
Elaborazione sui dati indagine FBM-Censis, 2003.
Circa l’opinione degli italiani sul Federalismo in sanità sono state adeguatamente rielaborate le tabelle dell’indagine realizzata dal Forum per la Ricerca Biomedica e dal Censis e presentata il 12/10/04.La sintesi dell’Ansa del 12/10/04 sui dati del rapporto FBM-Censis e l’elaborazione delle tabelle ricavate dal rapporto stesso (tabb. d; e), forniscono un’aggiornata analisi dell’opinione degli italiani sulla devolution in sanità.
ANSA 12/10/04
Censis: devolution piace di più al Nord, ma ora meno. ROMA - La devolution in sanità convince la maggioranza degli italiani soprattutto quelli che vivono al Nord, fra i quali però la fiducia è in forte calo. Questi sono alcuni dei principali risultati del Monitor biomedico 2004 realizzato dal Forum della ricerca biomedica e dal Censis su un campione di 1.000 italiani che ha scoperto una ''febbretta neostatalista'' nelle regioni settentrionali. Persiste un dato: restano maggioranza i favorevoli alla responsabilità regionale sulla sanità (dal 56,3% del 2002, al 56,9 al 2003, al 56,3% del 2004%), con uno spostamento della spinta devolutiva dalle regioni del Nord a quelle del Centro. Al Centro, i favorevoli all''attribuzione alle Regioni di maggiori responsabilità in sanità passano dal 49,8% del 2002, al 56,7% del 2003, al 62,7% del 2004; mentre al Nord-Ovest dal 67,8% del 2002, al 71,4% del 2003, al 58,9% del 2004; e al Nord-Est dal 66,3% nel 2002, 71,9% nel 2003 e 57,9% nel 2004. Al Sud, i favorevoli salgono dal 45,3% del 2002 al 49,8% del 2004, dopo che nel 2003 si era registrata una caduta dei consensi al 38,8%. Tra i cittadini delle regioni centrali era il 28,3% dei cittadini a sostenere, nel 2002, la devolution perché ritenuta capace di creare una sanità piu'' vicina alle esigenze locali, ed il 35,9% nel 2003, mentre nel 2004 la percentuale è salita al 51,2%. E anche al Sud si registra una crescita stabile dei consensi a questa tesi (27,4% nel 2002, 30,5% nel 2003 e 39,8% nel 2004). Ma al Nord-Est e al Nord-Ovest, dopo la crescita del biennio 2002-2003, quest''anno c''è un sorprendente calo netto di cittadini che supportano questa idea. Si passa, infatti, nel Nord-Ovest dal 57,2% del 2003 al 43,9% del 2004, al Nord-Est dal 53,5% del 2003 al 46,7% del 2004. Cresce in modo verticale al Centro la convinzione che le Regioni "siano piu'' attrezzate dello Stato per gestire la sanità" (dal 22,5% del 2003 al 36,6% del 2004); anche al Sud cresce la percentuale di sostenitori delle Regioni (dal 18,1% al 22,9%). Questa fiducia si riduce invece mentre nelle due macroaree del Nord che guardano con sempre piu'' sospetto il nuovo assetto: dal 48,1% nel 2003 al 32,3% nel 2004 nel Nord-Ovest, e dal 39% nel 2003 al 31,4% nel 2004 nel Nord-Est. Si puo'' avvertire al Nord, spiega il Censis, una certa ''febbretta neostatalista'', poiché al Nord-Ovest cresce la percentuale dei favorevoli all''attuale ordinamento della sanità "perché lo Stato conserva una funzione importante", tale opinione sale dal 13% del 2003 al 23,9% del 2004, e al Nord-Est passa dal 17,8% al 30,9%; anche al Sud si registra un aumento dal 18,1% al 25,4%, mentre al Centro la percentuale di quelli che pensano "meno male che c''è lo Stato" è sostanzialmente stabile.
Tab. e – Favorevoli all’attribuzione alle Regioni di maggiori responsabilità in sanità, per macroaree. Anni 2002-2003-2004 (%)
|
|
2002 |
2003 |
2004 |
|
Nord-Ovest |
67,8 |
71,4 |
58,9 |
|
Nord-Est |
66,3 |
71,9 |
57,9 |
|
Centro |
49,8 |
56,7 |
62,7 |
|
Sud e Isole |
45,3 |
38,8 |
49,8 |
|
ITALIA |
56,3 |
56,9 |
56,3 |
Elaborazione dati FBM-Censis, 2004
Tab. f – Opinioni sull’attribuzione alle Regioni di maggiore
responsabilità in sanità, per macroaree (%)
|
|
Nord-Ovest |
Nord-Est |
Centro |
Sud e Isole |
ITALIA |
|
Favorevoli |
58,9 |
57,9 |
62,7 |
49,8 |
56,3 |
|
Perché |
|
|
|
|
|
|
- consente di creare una sanità più vicina alle esigenze delle popolazioni locali |
43,9 |
46,7 |
51,2 |
39,8 |
44,5 |
|
- rende più responsabili i diversi soggetti della sanità |
9,6 |
6,9 |
8,8 |
7,3 |
8,1 |
|
- rispecchia l’attuale situazione di differenziazione nella sanità delle varie Regioni |
5,4 |
4,3 |
2,7 |
2,7 |
3,7 |
|
Contrari |
28,0 |
29,3 |
24,7 |
42,9 |
32,8 |
|
Perché |
|
|
|
|
|
|
- c’è il rischio di un’accentuazione delle disparità territoriali |
15,0 |
21,3 |
13,8 |
27,1 |
20,2 |
|
- c’è il rischio che in alcune Regioni i costi a carico dei cittadini divengano eccessivi |
9,2 |
4,3 |
8,2 |
8,5 |
7,8 |
|
- c’è il rischio che si accentuino le differenze di contribuzione alla sanità nelle varie Regioni |
3,8 |
3,7 |
2,7 |
7,3 |
4,8 |
|
Altro |
0,4 |
1,6 |
1,1 |
… |
0,6 |
|
Non so |
12,7 |
11,2 |
11,5 |
7,3 |
10,3 |
|
TOTALE |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
Elaborazione dati FBM-Censis, 2004
Dati strutturali
Al fine di analizzare i processi e la struttura della devolution sanitaria nazionale, occorre far riferimento agli indicatori strutturali immediatamente correlati all’argomento. In questa prospettiva, è di fondamentale importanza dare inizio al discorso complessivo partendo dall’analisi delle risorse del Paese circa le strutture ospedaliere, il personale medico, il numero di posti letto e la durata media delle degenze.
Indicatori strutturali sulla Sanità
Al 2001 in Italia sono presenti 1.410 istituti di cura che, dal 2000, sono diminuiti di circa 15 unità (tab.1). La maggioranza è rappresentata dagli istituti pubblici (55,2%) a cui fanno seguito gli istituti accreditati (37,6%) e i non accreditati (7,2%). Secondo i dati del Ministero della Salute, il numero dei posti letto effettivi presenti nelle strutture pubbliche nazionali è di 236.314, oltre 8.000 in meno rispetto al 2000, di cui il 9,8% dedicati al Day Hospital, 210.110 per la degenza ordinaria e 3.104 per la degenza a pagamento. Sono 51.317 i posti letto accreditati di cui 1.613 per il Day-Hospital, pari al 3,1% del totale, e 49.704 per la degenza ordinaria. La media nazionale dei posti letto pubblici e privati per 100.000 abitanti è pari a 5,05, e la scomposizione regionale presenta il Lazio come la regione con il più alto numero dei posti letto (6,17 posti letto per 1.000 abitanti), seguita dalla Provincia Autonoma di Trento (5,99 posti letto). Agli ultimi posti della graduatoria nazionale si colloca invece la Campania che, con 3,84 posti letto per 1.000 abitanti si pone al di sotto della media del Paese. La distribuzione sul territorio nazionale delle strutture sanitarie pubbliche per tipo di assistenza erogata indica che in Italia, al 2001, delle 14.379 strutture presenti la maggioranza è dedicata alle attività cliniche (4.199, pari al 29,2% del totale delle strutture pubbliche), seguite dall’assistenza psichiatrica (2.639, pari al 18,4%), dai consultori materno-infantili (2.567, pari al 17,9%) e dalla diagnostica strumentale (1.595, ovvero l’11,1%)(tab.2). L’analisi dei dati per macroaree evidenzia come l’area di maggiore concentrazione di strutture sanitarie pubbliche è rappresentata dal Sud e dalle Isole (4.036), seguite dal Nord-Ovest (3.878) (tab.3). La Lombardia è la regione che può vantare il maggior numero di strutture sanitarie pubbliche (2.069, pari al 14,4% del totale nazionale), seguita dalla Toscana (1.479 strutture, pari al 10,3%). Circa la quantificazione della distribuzione delle risorse umane in Sanità, i dati del Ministero della Salute al 2001 evidenziano la presenza sul territorio nazionale di 47.027 medici di medicina generale e di 7.199 pediatri (tab.4). In Italia, dunque, esercitano un medico generico ogni 1.065 adulti residenti ed un pediatra ogni 1.075 bambini. Tali dati, però, mostrano andamenti differenti rispetto all’anno precedente: infatti, laddove aumentano i pazienti adulti per ogni medico generico diminuisce il numero medio dei bambini per pediatria. La ricognizione regionale mostra come in testa alle graduatorie per minor numero di adulti per medico si collochino il Lazio e la Calabria, rispettivamente con un numero di pazienti per medico generico di 980 e 990; mentre Abruzzo ed Emilia Romagna emergono come le regioni con il miglior rapporto bambini-pediatria (rispettivamente 856 e 902). Circa le spese sostenute in Sanità, dai dati della Relazione Generale sulla situazione economica del Paese risulta che, nel 2002, il totale delle uscite per le aziende sanitarie locali e le aziende ospedaliere è di 79.594 milioni di Euro, mentre il saldo generale al netto degli interessi è pari a 2.464 milioni di Euro (tab.5).
Riguardo la spesa farmaceutica pubblica e privata nazionale, i dati di Farmindustria al 2002 indicano un ammontare di 17.617 milioni di Euro al netto dello sconto obbligatorio per farmacie, con una spesa pro capite pari a 304 Euro e con un andamento stabile rispetto all’anno precedente che rappresenta l’1,40% del Pil (tabb. 6, 6a).
Nell’ambito di un’analisi internazionale, è importante rilevare come l’Italia al 2002 sia sopravanzata per spesa farmaceutica pro capite solamente dall’Olanda e dalla Spagna.
La spesa farmaceutica pubblica del Paese al 2002 presenta un andamento al netto del ticket pari a 11.723 milioni di Euro (tab.7). La spesa per il ticket nello stesso anno è di 337 milioni di Euro, pari al 2,79% della spesa farmaceutica pubblica al lordo del ticket che si è assestata sui 12.060 milioni di Euro, in aumento rispetto all’anno precedente del 3,3%.
[1] Deputato - Responsabile Nazionale Dipartimento Sanità di Forza Italia
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